Hijab 2016

Hijab e Burkini, i due temi caldi dell’estate. Chi a favore, chi contro. A favore soprattutto chi li sponsorizza nel mondo musulmano, contro invece gli esportatori di democrazia.
In questo mare di opinioni voglio anch’io dire la mia.

Ha fatto scalpore la pallavolista egiziana, coperta di tutto punto, in pieno contrasto con la “tradizionale” divisa da beach volley delle avversarie. Come ha fatto scalpore il divieto di indossare l’assurdo burkini da bagno sulle spiagge francesi.

Tante le opinioni che ne sono scaturite: chi favorevole allo scafandro per “libertà di scelta”, chi assolutamente contrario perché “troppo diverso dalla concezione occidentale”, chi favorevole per “libertà di religione”, chi contrario perché simbolo della sottomissione femminile.
Ecco, quando vedo lo scafandro io vedo unicamente il tentativo di sdoganare l’oppressione che nel mondo islamico sta prendendo sempre più piede, per quel sempre più forte fanatismo identitario veicolato dalla ricerca di una identità comune. Hijab e Burkini non hanno nulla a che vedere con la libertà di credo o di espressione, ma sono unicamente strumenti di annientamento delle libertà individuali di una società in progressiva regressione. Una regressione che sta lentamente trasformando in “normale” quello che fino a qualche decennio fa era considerato da quelle stesse persone un retaggio del medioevo, ma che allo stesso tempo vuole ridefinire una netta distinzione tra il popolo musulmano ed il resto del mondo per sfamare questa, appunto, ricerca di identità transnazionale per troppo tempo tenuta sotto scacco dalle grandi potenze economiche mondiali.

Sono d’accordo sull’impedire l’uso del Hijab e del Burkini come sono per vietare tutti gli strumenti di oppressione nella vita civile, che siano espliciti o simbolici. Ovviamente non deve essere una semplice repressione, perché queste persone stanno vivendo un periodo buio che sta andando a ricostruire una struttura sociale oscurantista e teocratica, dalla quale non possono immunizzarsi se isolati e lasciati in balia del loro destino. La riscoperta delle libertà individuali passa per laicità, democrazia, uguaglianza, condivisione, istruzione e nessuno di questi ingredienti deve essere escluso.

C’è chi ha tirato in ballo le suore/monache cattoliche, ma è un accostamento completamente privo di senso in quanto le suore/monache non sono semplici “civili” ma fanno parte a pieno titolo dell’organizzazione della chiesa cattolica e indossano una uniforme, che tra l’altro deriva dalla tradizione mediorientale.

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