Diritti e Doveri

Per introdurre il libro “Il povero” Simmel parte dai mattoni che definiscono i rapporti tra gli individui all’interno di un sistema sociale, analizzando in primis le interazioni che caratterizzano il funzionamento della comunità scomponendo ciò che ne regola l’equilibrio di base: l’equilibrio tra diritti e doveri.

Di seguito riporto due estratti per me significativi: il primo descrive il rapporto tra diritti e doveri nella sua forma più pura, squisitamente idealista, per passare al secondo che porta il lettore alla realtà ossia al diritto come concessione autorizzata.

In quanto l’uomo è considerato come essere sociale, a ognuno dei suoi doveri corrisponde un diritto di altri esseri. Forse anzi la concezione più profonda è quella per cui esistono a priori soltanto diritti, per cui ogni individuo ha pretese – sia generalmente umane sia derivanti dalla sua situazione particolare – che soltanto come tali diventano doveri di altri soggetti. Poiché ogni soggetto obbligato in questa maniera è anche un soggetto che ha qualche diritto, ne deriva una rete di diritti e di doveri che si intrecciano da una parte e dall’altra, in cui però il diritto è l’elemento primario, dominante; il dovere è soltanto il correlato di quello, certamente inevitabile, posto nel medesimo atto. Si può considerare la società in generale come una reciprocità di esseri autorizzati dal punto di vista morale, giuridico, convenzionale, e ancora in base a molte altre categorie; ciò che implichi per gli altri dei doveri è così dire soltanto una conseguenza logica o tecnica, e se  potesse accadere il fatto impensabile che ogni diritto venga soddisfatto in maniera diversa dalla forma dell’adempimento di un dovere, la società non avrebbe bisogno della categoria del dovere.

Quando tutti i rapporti di prestazione vengono derivati da un diritto – nel senso più vasto, comprendente come una sua parte il diritto giuridico – la relazione da uomo a uomo ha completamente compenetrato i valori etici dell’individuo e ne ha determinato di per sé la direzione. Ma all’indubbio idealismo di questo problema si contrappone il rifiuto non meno profondo di ogni genesi intra-individuale del dovere: i nostri doveri sarebbero doveri verso noi stessi, e non ne esisterebbero altri. Come contenuto essi potrebbero avere un agire rivolto ad altri, ma la loro forma e motivazione come dovere non potrebbe derivarci da questi, bensì scaturirebbe come autonomia pura dall’io e dalle sue necessità semplicemente interne, del tutto indipendenti da ciò che è al di fuori di esso. Soltanto per il diritto l’altro soggetto sarebbe nelle nostre azioni etiche il terminus a quo della motivazione, mentre per la morale in quanto tale sarebbe incondizionatamente soltanto il terminus ad quem. In ultima analisi noi dobbiamo soltanto a noi stessi, o come altrimenti si vuol definire il punto enigmatico che l’anima trova in se stessa come propria ultima istanza, e in base a cui essa decide in libertà entro quale ambito i diritti degli altri siano per essa doveri.

Tratto da
Il povero
Georg Simmel

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